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Il diritto di essere studenti: la storia di Alessandra

Prosegue la rubrica “Sguardi Oltre la cattedra”,  con una storia raccolta in “volontari per l’educazione”, il progetto di contrasto alla povertà educativa di Save the Children, giunto alla sua conclusione.

Alessandra  ha 15 anni e frequenta la terza media. La sua vita ha già attraversato molti confini: nata in Romania da una madre allora quattordicenne, ha frequentato la scuola primaria in tre diversi Paesi — Romania, Germania e Italia. A scuola ha un piano didattico personalizzato per svantaggio culturale e i suoi insegnanti segnalano frequenti assenze. La sua quotidianità si svolge in una casa affollata, condivisa con genitori, zii e cugini, dove gli spazi per studiare sono stretti e la connessione internet è spesso instabile.

Quest’anno Alessandra iniziato un tutoraggio insieme a un compagno di classe. Ad accompagnarli c’è Domenica,  che ha subito notato la fragilità di questa  ragazza che fatica a credere nelle proprie capacità, ma che si illumina con un sorriso raro e bellissimo ogni volta che riesce a comprendere un concetto nuovo.

Spesso Alessandra è stanca e giustifica le sue assenze con un’anemia che la rende fiacca. Tuttavia, leggendo tra le righe, si intuisce che quella “stanchezza” forse è  l’unico modo che ha per rivendicare un momento di tregua dalle troppe richieste familiari: la ragazza, infatt,i deve prendersi cura dei fratelli e dei cugini, aiutando la madre e la zia nelle incombenze domestiche.

C’è poi il dispiacere di non poter partecipare, per il secondo anno consecutivo, alla gita scolastica, probabilmente a causa delle ristrettezze economiche della famiglia.

Un piccolo ma significativo punto di svolta è avvenuto il giorno in cui il  suo compagno non riusciva a collegarsi alla lezione. Alessandra ha preso l’iniziativa: lo ha chiamato e lo ha guidato nell’accesso e nella ricerca del link in modo che la lezione potesse iniziare.  Quando Domenica l’ha ringraziata definendola una “grande problem solver”, il sorriso della ragazza  ha rivelato un pensiero nuovo: l’idea di poter essere davvero capace di fare qualcosa di utile.

Attorno ad Alessandra, fortunatamente, non ci sono solo i volontari e gli educatori del progetto “Volontari per l’educazione”, ma anche la sua docente di matematica, che crede profondamente nel suo potenziale e che segnala le difficoltà familiari ai servizi sociali ( la madre, giovanissima, con i suoi 29 anni, non riesce ad esercitare la giusta autorità) avviando un atto di tutela necessario per sostenere l’intero nucleo familiare e garantire ad Alessandra il diritto di essere, prima di tutto, una studentessa.

La storia di Alessandra ci ricorda che l’ impegno verso gli studenti con background migratorio rappresenta oggi una priorità assoluta,  per far sì che anche per loro il percorso scolastico sia un ponte verso un futuro scelto e mai subito.  Nei contesti più complessi, inoltre, solo il lavoro di squadra tra scuola,  servizi sociali e terzo settore riesce a dare una risposta concreta alle  grandi difficoltà.