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Le “Barriere Invisibili” di Napoli: i numeri del PNRR dicono tutta la verità?

Napoli, 13 gennaio 2026. Mentre l’aria frizzante del nuovo anno ci spinge a guardare avanti,  la presentazione di una ricerca ci chiede di  fermarci e guardare meglio dove stiamo camminando. Parliamo dell’indagine “Le Barriere Invisibili”, curata da Save the Children e dal Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università Federico II.

Cosa dicono i dati

La ricerca ha coinvolto oltre 3.800 studenti della città metropolitana di Napoli tra i 14 e i 19 anni e 300 ragazzi già usciti dal circuito scolastico. Quello che emerge è un quadro che scotta:

  • Povertà e Lavoro precoce: Le difficoltà economiche incidono molto sul tempo dedicato allo studio:  Il 12% degli intervistati dichiara di vivere in famiglie a reddito basso, con un 5% in condizioni di “grave deprivazione materiale”, situazione  che riguarda in particolare le periferie (Scampia, Chiaiano, Piscinola, Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio) e i comuni di Casoria, Afragola, Caivano, Cardito, Crispano, Acerra.  Per questi ragazzi è impossibile acquistare libri, andare al cinema, fare sport.  Questo spinge molti ragazzi a sdoppiarsi: il 6,7% lavora tutti i giorni, il 16% saltuariamente, mentre il 21% è già alla ricerca di un impiego.
  • Isolamento sociale: Quasi la metà dei ragazzi (46,5%) non ha letto alcun libro nell’ultimo anno e il 42,8% non pratica sport. Solo il 13,1% frequenta un’associazione. In compenso, il 33,4% passa più di cinque ore al giorno online: un rifugio digitale che spesso sostituisce un’offerta territoriale assente o troppo cara.
  • Carenza di infrastrutture: se  il 43,3%   degli intervistati esprime un giudizio negativo sugli edifici scolatici (nelle cui mura il 12% dichiara di aver subito atti di bullismo) , rispetto al territorio molti sono i  motivi di insoddisfazione: la pulizia delle strade (63%), la percezione di insicurezza rispetto ad episodi di criminalità (41,6%), l’isolamento dovuto alla scarsità dei servizi pubblici (27,7%).  
  • Un  futuro complesso: Se la speranza resiste nel 29,6% dei ragazzi, l’ansia (27,4%) è un’ombra pesante, soprattutto tra le ragazze. Molti non credono più di poter costruire un futuro appagante restando qui e quindi hanno smesso di “aspirare”.  

Luci, ombre e qualche domanda scomoda sul PNRR

C’è un dettaglio cronologico che non possiamo ignorare. Questa ricerca ha raccolto i dati  a maggio 2025, quando i famosi “miliardi del PNRR” erano già stati in gran parte allocati o spesi. Eppure  ci ritroviamo con dati che parlano di periferie dove persistono “Barriere Invisibili”  che creano disuguaglianze  tra i giovanissimi collegate al codice postale del loro quartiere. Questa ricerca ci ricorda che:

  1. I grandi cantieri non bastano: se non costruiamo ponti sociali, le nuove mura (anche se bellissime) resteranno scatole vuote.
  2. L’impatto non è la spesa: spendere i fondi è un atto burocratico; generare inclusione è un atto umano e politico che richiede tempi lunghi, impegno, fiducia e perseveranza

Perché la ricerca ci riguarda da vicino

I dati della ricerca  sono un richiamo alla realtà. Ci dicono che il lavoro non è affatto finito. Ora che i fondi straordinari iniziano a stabilizzarsi, inizia la vera sfida: rendere i cambiamenti strutturali e umani.

Noi di Ed-work  restiamo qui, nei vicoli di Napoli e sui ponti di Firenze,   guardando a un futuro dove “inclusione” non è solo una parola da usare negli articoli o nei convegni, ma una pratica quotidiana.