Vicende come l’omicidio avvenuto presso l’isituto tecnico Domenico Chiodo a La Spezia e le recenti aggressioni nelle scuole di Sora e Perugia sono l’estrema conseguenza di un disagio crescente tra i giovani. Nelle aule, specchio della nostra società, si respira un clima di tensione dilagante e i segnali sono sotto gli occhi di tutti da tempo: bullismo, percosse tra compagni e perfino “liste degli stupri” affisse nei bagni. La violenza, in questo contesto, va riconosciuta per ciò che è: un fallimento collettivo di adulti, istituzioni e società, che potrebbero prendersene carico accompagnando nel percorso di crescita e educazione all’affettività. In questo panorama la soluzione proposta dal Ministro Valditara pare anacronistica e porta a chiedersi, la scuola vuole educare alle nozioni oppure alla vita? Un tema che potrebbe essere affrontato con un approccio socio-pedagogico diventa argomento di sicurezza e metal detector.
Proprio per questo bisogna indagare il ruolo che educatori ed insegnanti possono svolgere, per integrare la cultura all’esplorazione dell’emotività, e quali possano essere le corrette linee guida per parlare di affettività. Al momento però si rischia di dover fare un passo indietro, quando sarebbe necessario il contrario, per la proposta di legge della Lega che potrebbe vietarlo alle elementari e renderlo più complesso per medie e superiori. Secondo molti professionisti in ambito psicopedagogico potrebbe essere una concreta soluzione, quantomeno un primo passo per poter aiutare anche tutti quegli alunni che non vivono in un ambiente che consente loro una serena emotività. Aggiungere questo tassello serve a rendere la funzione educativa delle scuole, già realtà fondamentale per la socializzazione dei giovani, completa e coerente con le necessità degli alunni. Molti dei temi che rientrano in questo ambito, che si collegano direttamente ad episodi violenti, sono trasversali per la maggior parte degli adolescenti e proprio per questo se l’istruzione viene meno nel creare spazi di confronto le risposte si cercano altrove. Non c’è dubbio che i mezzi più utilizzati sono internet e l’intelligenza artificiale, possono essere definiti adeguati per maturare intelligenza emotiva senza una guida o un pensiero critico strutturato? Le fonti sono spesso frammentate, impersonali, e i modelli educativi trovati online potrebbero essere violenti, semplificati. È proprio in questo vuoto che la scuola potrebbe inserirsi come luogo di formazione tanto quanto di relazione e cura.
