Con questo post inauguriamo la rubrica “Sguardi Oltre la Cattedra” uno sguardo affettuoso e attento sugli adolescenti che noi Ed-Work abbiamo incontrato in questi anni.
Iniziamo da Genny.
Lo conosco ai primi di gennaio e gli chiedo: quali sono i tuoi Talenti, In cosa sei bravo? “A deludere le persone. Io sono cattivo dentro”, mi risponde.
Genny ha 14 anni, prima superiore. Istituto tecnico a Napoli Nord. Terra di Fuochi, figlia della camorra. La sua famiglia era già seguita dai servizi sociali per un grave episodio di violenza che lo aveva coinvolto l’anno precedente.
Il mio compito era semplice: aiutarlo nello studio per evitargli la bocciatura. Genny era considerato una “testa calda”, un vulcano pronto a esplodere.
Tra un polinomio, un teorema di Ruffini e una lezione sul Governo Italiano, abbiamo iniziato a parlare. E in quel dialogo è emerso il suo coraggio: quello di un adolescente che sta “dalla parte sbagliata” perché vede il mondo degli adulti come ingiusto e assente. Genny mi ha accettata perché non alzavo la voce e non pretendevo nulla. C’ero, semplicemente.
Abbiamo discusso di politica e visioni del mondo; sosteneva la legge della forza e della malavita come unico modo per “arrangiarsi” , proprio lì dove lo Stato manca. Eppure, quando gli parlavo del mio impegno con i volontari, si appassionava. Pensava che anch’io fossi lì con lui come volontaria, ma gli ho spiegato che la scuola mi pagava e che era giusto così, perché chi non ha di che sostenersi non ha l’energia per aiutare gli altri. In quel momento ha avuto un’intuizione bellissima: “Le persone dovrebbero essere pagate per il bene che fanno“.
Oltre a lui, seguivo altri quattro ragazzi in una classe difficile, segnata da bassa motivazione e alta opposizione. I docenti, spesso a disagio, faticavano ad arginare tutta quell’energia.
A marzo, la tragedia: una ragazza della classe accanto perde improvvisamente la vita. Sgomento, paura, silenzio. In quel momento di dolore, un docente entra in aula e pronuncia un discorso durissimo: elogia la vittima come “studentessa modello”, contrapponendola a loro, nullafacenti che avrebbero dovuto solo prendere esempio.
Ricostruire il legame dopo quel giudizio è stato difficilissimo, ma l’energia giovane di Genny ci ha aiutati.
A giugno ha raggiunto la sufficienza persino in diritto, materia in cui era bravissimo ma che lo vedeva in costante conflitto con il professore. Genny in sei mesi è cresciuto: ha iniziato a dirimere i conflitti in classe e nel pomeriggio a fare l’animatore per i bambini.
A cosa si deve questa trasformazione? Al suo coraggio di opporsi a una visione adulta giudicante e dispregiativa.
Ecco cosa ho imparato dalla relazione con Genny : invece di soffermarci solo sul disagio degli adolescenti o, peggio, sulle loro fragilità, dovremmo chiederci quando noi adulti abbiamo perso la capacità di farci scaffolding?
Angela, Presidente di Ed-work
